giovedì, 07 maggio 2009,15:29

guerrillaLa seconda parte di Che (da noi sottotitolata Guerrilla) riprende le gesta di Che Guevara da dove erano state lasciate in L'argentino: dopo la rivoluzione di Cuba e l'ascesa di Fidel Castro, Ernesto Che Guevara continua per la strada della guerriglia armata per portare in Bolivia gli ideali e promesse concrete di cambiamento che hanno fatto diventare Icona la figura di Che Guevara. In risposta alla minaccia degli guerriglieri capeggiati dal leader argentino il governo boliviano invia le forze militari per contenerla e debellarla.
É il 1967 quando dopo la lunga traversata nella giungla boliviana durata quasi un anno il Che viene trovato e giustiziato.

Guerrilla É la seconda parte del titanico sforzo di Soderbergh di rappresentare una figura che ha portato venti di cambiamenti in tutto il mondo, istituendo nelle coscienze di molti la consapevolezza che qualcosa deve essere cambiato.
Rispetto alla prima la seconda parte è priva di cifre stilistiche e registiche come l'alternanza della natura politico/diplomatica e di quella guerrigliera sul campo di battaglia di Che Guevara. In Guerriglia ci viene mostrato un Che Guevara totalmente immerso nella lotta rivoluzionaria armata, mentre nel frattempo vengono introdotte alcune sequenze di vita politica del governo boliviano che decideva del destino della rivoluzione.
L'impianto del documentario di guerra permane in tutto il film, con l'uso di tecniche di ripresa secche e ridotti al minimo (uso di piani sequenza, profondità di campo, dall'uso di una macchina da presa “instabile” a una immobile “gettata”, e così via).
La fotografia è aspra, quasi accecante nell'abbondanza di una luce opaca, con l'intento di accennare una sovrimpressione. Questo per via della totale prevalenza di esterni (la giungla boliviana).
I dialoghi sono impregnati dei messaggi ideologici, portatori di un senso di giustizia e libertà. A questi vengono alternati dialoghi di ordinaria quotidianità. Sono i dialoghi forse che sono fin troppo irrealistici, che dipingono i personaggi e in special modo Che Guevara di un titanismo e di un eroismo innaturali.
Il problema del Che interpretato da uno spiazzante Benicio del Toro è appunto la iper-umanità. Fin troppo tratteggiato con colori netti, definiti, e non viene lasciato alcun spazio per l'umanità (intesa come insieme di caratteristiche che definiscono un essere umano come tale, ossia imperfetto).
Ma forse questa umanità e questa imperfezione è proprio il tema portante di Guerrilla, che racconta il fallimento e la caduta. Le tensioni che si instaurano all'interno del gruppo di guerriglieri è un esempio esplicito del fallimento in cui andava incontro il gesto di Che, oltre anche ai vari tradimenti di cui molti dei civili si macchiano.
Il regista offre a tutti noi uno squarcio della realtà in cui le civiltà vivono. Il realismo in questo senso è agghiacciante.
É incredibile la sequenza della morte di Che Guevara, i cui ultimi secondo di vita vengono narrati in soggettiva, e questo è solo uno degli esempi dello stile registico di Soderbergh. Nei due film si trovano esempi di grande maestria registica, specialmente nel primo.
Soderbergh mostra il Che sotto una luce che pretende di essere il più storicamente realistica. Secondo il mio modesto parere quest'impresa è riuscita solo a metà. É lodevole comunque il lavoro di ricostruzione storica, che sfortunatamente cade in una monotonia piuttosto difficile da digerire.

domenica, 12 aprile 2009,12:12
el-argentino1Che L’argentino è la prima parte del lungometraggio sulla storia di Ernesto Guevara che in Europa è stata divisa in due parti (per la mole totale di più di quattro ore). Nel 1956 Fidel Castro parte per Cuba con al seguito 80 ribelli, pronti a rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Tra questi ribelli emerge la personalità e la forza di Ernesto Guevara, laureato in medicina e che condivide le stesse ideologie di Fidel. La prima parte di Che L'argentino racconta il viaggio all’interno della giungla cubana verso Havana e la conseguente liberazione di Santa Clara. L' avanzata del Che tra il 1956 e il 1958 in Cuba viene narrata con un espediente stilistico basato sul genere del documentario di guerra. Con immagini nitide e una rappresentazione dell’ideologia dietro la rivoluzione che sembra quasi fuoriuscire dallo schermo, Che L'argentino è la storia di un uomo che diverrà icona e simbolo di un’epoca e dei decenni a venire.
Il film è costruito su due piani narrativi. Tutto il film è composto da flashback che emergono (in un'unica linearità diegetica) da un intervista rilasciata a New York durante la sua partecipazione al congresso Nazioni Unite. Questi blocchi di flashback vengono intervallati da scene situate nel “presente” 1964, dove nel Palazzo di vetro presenziava uno dei discorsi che rimarrà nella storia, e dove deve fare i conti con i “pericolosi” giornalisti e mass media. Questi due livelli di narrazione vengono messi in risalto da una scelta estetica interessante: le scene del 1964 sono raccontate in bianco e nero, come a voler mostrare non solo l’avvicinarsi della sua grigia fine (Ernesto Che Guevara viene ucciso nel 1967 a La Higuera), ma anche il fatto di trovarsi nel “bianco e nero” capitalista degli Stati Uniti. Con questo contrasto tra il 1964 in bianco e nero e il 1956/58 a colori è anche un esemplare concretizzazione visiva dei due volti (per niente contrastanti ma divisi dalle necessità del campo su cui si trova a “lottare”) con cui è stata dipinta la figura di Ernesto Che Guevata: il volto del guerrigliero rivoluzionario (temibile leader e sensibile compagno, abile stratega con un imbarazzante problema asmatico, e fedele amico di Fidel Castro) e il volto del politico (eccezionale oratore e calmo diplomatico, sicuro nelle sue esposizioni e abile nel contrattaccare le parti avversarie, e che non demorde davanti ai flash delle macchine fotografiche dei giornalisti).
La scelta di voler dare un impianto estetico come un documentario di guerra implica di conseguenza una tipo di ripresa particolare, ossia il piano sequenza (una sequenza viene ripresa senza stacchi di montaggio, subordinando la macchina da presa all’immagine). L’intero film, soprattutto flashback del viaggio verso la capitare Cubana, è costruito su numerosissimi piani sequenza statici, privi di movimenti bruschi ma al contrario bloccati in un'unica immagine, come se la macchina da presa fosse lasciata a riprendere in un angolo del terreno. E’ un ottimo modo per esprimere le sensazioni e l’atmosfere che si respiravano in quel contesto così alienante, ma al tempo stesso questo tipo di artificio stilistico non consente allo spettatore di avere una libertà di movimento nell’immagine, ed è così obbligato a dover fissare a lungo una stessa sequenza solo da un unico punto di ripresa. Durante il procedere del film la staticità della giungla viene sostituita da una dinamicità della città di Santa Clara, dove finalmente la macchina da presa sembra respirare e può muoversi, seppur sempre con timidezza.
Soderbergh non romanza assolutamente la storia del guerrigliero argentino ma la acuisce con uno stampo fortemente realistico (i titoli di coda sono un frammento della realtà documentata, con l’uso di immagini di repertorio), lontano dall’immagine del Che nel film di Walter Salles I diari della motocicletta. La storia non viene intermediata da immagini leggere e troppo fittizie, ma tutto viene caricato dall’enorme  peso della Storia e del Simbolo che Ernesto Che Guevara rappresentava. Si riesce a percepire l’ottimismo che portava con sé, e questa sensazione di speranza e di cambiamento colora ulteriormente l’intero film.
Benicio Del Toro interpreta intensamente il ruolo di un’icona difficile da rappresentare senza scadere nell’ atto di eroicizzare. Anche se il suo carisma non viene del tutto tracciato nitidamente, forse perché il film viene stroncato poco dopo la liberazione di Santa Clara. Quindi bisogna attendere la seconda parte Che Guerriglia per poter assaporare al meglio il film nella sua totalità, per poter vedere a 360° il viaggio di Ernesto Che Guevara che non è costituita solo dalla sua ascesa, ma anche dalla sua caduta.
 Finalmente con Soderbergh si ritrova in un film il puro atto di raccontare la Storia, esibendo pregi e difetti che emergono durante una “lezione” del genere.