lunedì, 15 giugno 2009,19:23
darkpassage1
Anche se dovrei studiare, mi dedico un attimo a un post che prende in esame una delle inquadrature, a mio avviso, più geniali e visivamente di impatto del mondo Noir, che tra parentesi sto studiando proprio in questi gionri per un esame.
Vincent Parry è evaso dalla prigione di San Quintino, ingiustamente incolpato di un delitto. In fuga quindi dalle forze dell'ordine, segue il consiglio del tassista ripreso nell'immagine di eseguire un intervento chirurgico al volto per poter passare inosservato, mentre continua la ricerca al vero assassino.
In tutta la prima parte del film Humphrey Bogart non viene mostrato in volto, e le riprese sono tutte in soggettiva, intente a non mostrare il volto del protagonista prima dell'intervento. All'inizio quindi ci ritroviamo a guardare la sua fuga attraverso i suoi occhi.
L'identificazione avviene comunque, per via della macchina da presa molto leggera che ricalca perfettamente i movimenti del protagonista, benchè i personaggi secondari guarderanno lo spettatore/Bogart rompendo totalmente il processo di identificazione/verosomiglianza.
Nella sequenza del taxi (vedi l'immagine) il protagonista siede dietro, e seguendo l'espediente narrativo/visivo precedente la ripresa dovrebbe essere in soggettiva, con la macchina da presa intenta a guardare il tassista da dietro. Invece Daves riesce a risolvere la situazione con un uso delle luci particolare: l'inquadratura è divisa nettamente in due parte, così che la parte sinistra è in ombra portando quindi a una situazione di irriconoscibilità di Humphery Bogart, e la parte destra illuminata. E' una divisione netta, e le due parti sono totalmente contrastanti, non solo dal punto di vista luminoso ma anche di profondità dello spazio, aumentando la Distanza (cognitiva) tra lo spettatore/tassista e il protagonista
Questo conduce a due soluzioni: la prima è di non far riconoscere allo spettatore il volto del protagonista, e la seconda di non farlo vedere al tassista.
Ma la scelta della soggettiva era determinata da una necessità "divista" dell'attore visto che la storia doveva parlare della trasformazione fisica del volto del protagonista. A livello di produzione filmica Daves risolve con l'uso della soggettiva, così da non usare un altro attore al posto di Bogart e di conseguenza di creare una suspance nello spettatore attendendo il momento in cui, finalmente, avrebbe visto il volto di Humphrey Bogart.
E' un esempio di come la composizione dell'immagine può esprimere più delle parole, e di come l'uso della luce non è solo un elemento scenico/fotografico, un mero supporto visivo (pur sempre necessario nel linguaggio stesso del cinema), ma un elemento narrativo che crea un rapporto tra lo spettatore e i personaggi con la visione e con lo stesso dispositivo cinematografico, il cui linguaggio originario interpella la vista. E il noir è forse il genere che meglio esprime il cinema.
Cinema della visionarietà. Cinema della visione e della luce.
by Spyker | commenti (2) | commenti (2)(popup)
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