Premessa: il film l'ho visto in 2D, quindi non ho parlato dell'esperienza cinematografica in 3D.
TRAMA:
Coraline non è soddisfatta della sua vita. Si è appena trasferita in una casa antica nell’Oregon, lasciando i suoi amici della sua vecchia città. I vicini di casa sono bizzarri personaggi falliti dello spettacolo. Ha conosciuto uno strano bambino logorroico di nome Wybie a cui è stato vietato dalla nonna di entrare alla villa di Coraline, e un gatto nero randagio non fa altro che seguirla. Ma il problema più grande sono i suoi genitori sempre impegnati per il lavoro e non danno molte attenzioni alla piccola Coraline. La bambina inizia a esplorare la casa deserta contando porte e finestre. Per caso trova una piccola porta murata e una notte, svegliata da un piccolo topo bianco, in quella porta si apre un passaggio che la conduce in una villa identica, con la differenza che L’altra madre e padre di quel mondo sono amorevoli e condiscendenti. Sembra tutto perfetto; in quel mondo i suoi desideri vengono assecondati, e si può divertire con ogni meraviglia della villa. Ma una strana sensazione assale la bambina, e “L’altra madre” dell’altra villa le fa capire che c’è un prezzo da pagare per vivere in quel mondo.
CONSIDERAZIONI:
Benché si presenti come una favola le tematiche affrontate vengono narrate attraverso una fisicità delle immagini molto “brutale”. La sequenza dei titoli di testa è un esempio della corporeità e della “brutalità” del film, tracciando le linee di un racconto macabro, dove la bambola diventa un raccapricciante simulacro di un corpo umano. È una costante visiva e una peculiarità del Stop Motion digitale (il film è girato in stereoscopia con una doppia fotocamera digitale per creare l’effetto 3D) e la fisicità di Coraline è sia una caratteristica delle tecniche di animazione sia un espediente narrativo per creare un’atmosfera favolistica dark. Infatti in un connubio di atmosfere narrative inquietanti e figure raccapriccianti il film si fa portatore di effetti visivi particolari ed evoca un mondo oscuro e affascinante, pieno di sogni e pericoli, e crea un contrasto netto tra il sogno e il desiderio infantile e la plasticità cupa delle immagini.
L’inquietante rappresentazione del mondo e dei personaggi in Coraline non può non essere comparata con Nightmare Before Christmas, non solo perché è lo stesso regista ma perché l’aria lugubre e i personaggi “deformer” sono presenti in entrambe le storie.
La convergenza di generi cinematografici è evidente. L’influenza di storie di realtà parallele, di specchi e di passaggi magici come Alice nel paese delle meraviglie si nota: il mondo di evasione e di desideri che diviene ben presto un incubo ad occhi aperti, animali parlanti che guidano la protagonista curiosa e annoiata della propria vita, amichevoli personaggi che si rivelano egoisti manipolatori e così via.
Il passaggio dalla realtà all’”altra realtà” è resa particolarmente bene attraverso la metafora della porta. La porta conduce Coraline nell’altra realtà “perfetta” ed è il simbolo del passaggio verso una consapevolezza che non tutti i desideri sono accessibili e che quelli proibiti sono pericolosi poiché inizialmente vengono occultati da una meraviglia apparente. Desiderare qualcosa ha sempre un prezzo, e la morale di Coraline si fa subito chiara, nel momento in cui il prezzo che la bambina deve pagare per restare in quel mondo le si pone davanti agli occhi sottoforma di bottoni (senza dire altro). Il desiderio diviene il pericoloso strumento de “L’altra madre”, figura particolarmente ambigua e dalle doti di ammaliare con tutte le delizie e le bellezze che può desiderare. Ma la dimensione della porticina ricorda che desiderare un mondo migliore è la prerogativa dei bambini, e man mano che si cresce c’è il rischio che il sogno e la fantasia vengano messi da parte.
Il desiderio è un sogno, e il risveglio rompe l’incanto della notte, e questo processo del ritorno alla vera dimensione è un duro richiamo alla realtà per Coraline, ma è anche il modo per tornare a casa.
Tutta la storia si svolge tra i desideri (in)accessibili, la ricerca di un amore come unica fonte di salvezza, e la presa di coscienza che ciò che si possiede è unico ed inimitabile. I genitori sono un esempio di come l’evasione dal mondo reale parta proprio dall’ambiente domestico e familiare, divenendo il trampolino di lancio per la crescita individuale di un bambino che però deve prima superare la concezione che non si può avere tutto e che bisogna accontentarsi di ciò che si ha.
La regia è di Henry Selick, il soggetto è di Neil Gaiman e Il film è tratto dall’omonimo libro illustrato di Gaiman. Le musiche di Bruno Coulais sono bellissime e azzeccate per l’atmosfera del film.
Il film è inoltre è una bellissima raccolta di citazioni artistiche, come ad esempio L’Odissea o La venere di Botticelli, o ancora l’Amleto e lo stile pittorico di Van Gogh, e così via.
Citando una considerazione di Gabiele Niola, collega blogger e critico cinematografico, è evidente l’influenza del mondo video ludico nella parte della ricerca di Coraline. L’impronta del videogames d’avventura/platform non si può non notare, dalla presenza dei boss di “fine livello” sino all’uso di oggetti utili al compimento della missione.
In definitiva il film è un bellissimo esempio di tecnica animata, di trama ben orchestrata, e di una creazione di personaggi carismatici ma che allo stesso tempo evocano sensazioni oscure.







